L’Art Nouveau a Roma: il quartiere Prati

Situato sulla sponda occidentale del Tevere, Prati è un quartiere elegante in stile Art Nouveau che si sviluppa intorno a Via Cola di Rienzo e alle sue lussuose boutique. Di sera, le strade sono molto frequentate grazie ai wine bar all’aperto, gli eleganti cocktail bar e i ristoranti gourmet.

Il quartiere nel tempo

Prati è il ventiduesimo e più recente rione di Roma, indicato con R.XXII e fa parte del I Municipio insieme ai rioni Borgo, Della Vittoria e Trionfale.

In epoca romana il territorio dell’odierno rione Prati consisteva in vigneti e canneti facenti parte delle proprietà di Domizia, moglie di Domiziano.

Fino almeno al 1883, al posto della maggior parte del quartiere, si estendeva una vastissima distesa di campi coltivati, prati naturali, pascoli e paludi, mentre il resto del territorio si presentava come una zona completamente deserta. Dopo il 1883 si ebbero i primi interventi di edilizia e di urbanizzazione, in parte già immaginati anche sotto il governo pontificio. Così al termine dell’Ottocento la struttura viaria di Prati era consolidata e buona parte delle case erano state edificate.

Il 20 agosto 1921 fu costituito ufficialmente il rione Prati, l’ultimo in ordine di tempo dei rioni di Roma, nato come quartiere che accogliesse le strutture amministrative del Regno d’Italia e zona residenziale per i funzionari dello stato. Via Cola di Rienzo ne divenne la via principale perché attraversava tutto il quartiere, unendo Piazza della Libertà a Piazza Risorgimento. Il maggiore successo delle realizzazioni urbanistiche fu rappresentato dall’inaugurazione dei ponti Margherita, Umberto e Cavour. La zona residenziale nuova era finalmente accessibile da diversi punti del centro.

La costruzione di Prati si concluse per lo più nella prima metà del XX secolo, sebbene alcuni edifici più moderni siano stati costruiti successivamente, a scapito di villette preesistenti.

Mondanità e tranquillità: due facce della stessa medaglia

Prati è noto per i grandi e regolari viali, gli eleganti edifici “umbertini”, i villini in stile liberty e la generale bellezza architettonica che gli regala un fascino parigino e moderno.

È senza dubbio una delle zone più prestigiose di Roma, centrale e molto chic. Le sue vie sono animate da servizi commerciali e ospitano strutture importanti per la città, che ogni giorno attraggono turisti ma soprattutto “locals”. Si dice che sia il posto più indicato se si vogliono conoscere i veri abitanti capitolini.

Nonostante il grande viavai che incontriamo lungo le strade principali, c’è anche spazio per il relax e la pace, grazie ai suoi bellissimi parchi e alle sue ampie aree verdi che offrono una pausa rigenerante dal caos della città. Se poi ci addentriamo nella parte più residenziale del quartiere, veniamo accolti da una piacevole tranquilla e questo, senza dubbio, è uno dei punti di forza del quartiere.

Da non perdere

Essendo a ridosso del centro storico della capitale ci sono diverse linee di autobus che connettono il quartiere con le zone più importanti della città, oltre alla fermata Lepanto della metropolitana A che attraversa il centro permettendo di raggiungere Piazza di Spagna in due fermate e Termini in quattro.

Oltre ad ospitare la significativa zona del Vaticano, Prati è ricco di importanti palazzi e luoghi come il Teatro Adriano, il Palazzo di Giustizia, l’Arma dei Carabinieri con l’annesso Museo storico dell’Arma, Piazza Cavour con il suo monumento e il suo giardino curatissimo, Piazza della Libertà e Piazza Risorgimento. Nel rione ci sono anche il Museo delle Anime del Purgatorio e Profondo Rosso, un museo creato da Dario Argento sul tema dell’orrore.

Da non perdere sicuramente la via dello shopping come Cola di Rienzo, tra le più rinomate della città, i locali dove gustare la nouvelle cuisine, le gelaterie iconiche del quartiere (Fatamorgana, Gracchi e Al Settimo Gelo) e i moltissimi locali alla moda che abitano Prati.

C’era una volta il sommelier: nella cultura contemporanea, il pairing detta i legami del buon bere

Il pairing rappresenta il giusto abbinamento tra alimenti e bevande, un’arte culinaria che coinvolge non solo il gusto, ma anche l’olfatto e la vista. Questa pratica millenaria può avvenire in due modi principali: per “accostamento”, ovvero combinando ingredienti simili, o per “contrasto”, unendo sapori opposti. Un perfetto pairing può trasformare un pasto o un aperitivo in un’esperienza indimenticabile, in grado di esaltare i sapori e stimolare i sensi.


Accostamento e contrasto: le due anime del pairing

Nel mondo della mixology, ovvero l’arte di creare cocktail equilibrati, il pairing acquista nuove sfumature. Si possono abbinare ingredienti diversi nello stesso drink, creando combinazioni sorprendenti e raffinate. Ad esempio, l’amarezza di un bitter può bilanciare la dolcezza di uno sciroppo, mentre l’acidità di un succo può esaltare la freschezza di una base alcolica. Il risultato è un’armonia di sapori che delizia il palato e allieta lo spirito. 

Per “accostamento” ci possono essere vari motivi che, per componenti chimico-molecolari, fanno combaciare perfettamente degli alimenti tra di loro, o questi con delle bevande. Più semplicemente questi abbinamenti ce li ha fatti intuire la natura come, ad esempio, il seguire l’abbinamento cromatico. Può essere il caso del cibo chiaro come pesce, formaggio, risotti, carni bianche che stanno sicuramente bene se abbinati ad un vino bianco. Per non sbagliare, possiamo trovare accostamenti anche rimanendo fermi nel territorio dove il paesaggio ha pensato già a tutto. Così in Liguria, il “Pigato” e le sue note di menta, basilico e leggera sapidità del mare, si sposano con il pesto.

Invece per “contrasto” si va a mitigare la grassezza, acidità o dolcezza con degli elementi opposti: cibo grasso con bevanda secca e cibo dolce con bevanda acida. Questo tipo di abbinamento a Roma ha trovato un modo di dire. Se una cosa è fatta bene, si dice è un “burro e alici”, nel crostino la sapidità dell’alice viene smorzata dalla dolcezza del burro. Un dolce a fine pasto sarà sicuramente ben accompagnato da un cocktail con una spiccata acidità, che rinfrescherà il palato. Sulle colline emiliane un Lambrusco secco, fresco e frizzante alleggerirà la sontuosità barocca di un tortellino in brodo. “L’inabbinabile” carciofo che a causa della sua parte amaricante diventa difficile per molti vini, invece si sposa perfettamente con un americano cocktail, grazie al Vermouth rosso che non è altro che un vino aromatizzato.

Il gusto del futuro: esperienze sensoriali in continua evoluzione

In un’epoca in cui l’esperienza sensoriale gioca un ruolo sempre più centrale nel mondo della ristorazione e del beverage, il pairing rappresenta un punto di incontro tra tradizione e innovazione. Le nuove tendenze vedono la ricerca di accostamenti inusuali e la sperimentazione di nuove combinazioni, per offrire ai commensali un’esperienza unica e indimenticabile. La continua evoluzione delle tecniche di pairing, apre la strada a infinite possibilità di scoperta e creatività.



Il pairing a Palazzo Montemartini

La proposta di Mauro Cipollone, Bar Manager di Palazzo Montemartini è un ampliamento del concetto stesso di pairing. Partendo da un abbinamento ideato prendendo spunto dalla cucina internazionale e dalla ricetta del Ceviche, Mauro Cipollone ci presenta il suo cocktail Lilly: sciroppo al rosmarino, lime e pisco, un distillato del Sudamerica, infuso a ibisco e coriandolo. “Le note di questo drink saranno fresche e acide e vi lasceranno un finale molto lungo” così ce lo descrive lui stesso.

Gusto, creatività e sperimentazione

Il pairing cibo-bevanda è molto più di una semplice combinazione di sapori: è un viaggio attraverso culture, tradizioni e innovazioni. Accostando o contrastando ingredienti con maestria, è possibile creare esperienze sensoriali che resteranno impresse nella memoria di chi le vive. Il futuro del pairing si prospetta ricco di nuove sfumature e sorprese, pronte a stupire e deliziare anche i palati più esigenti. Che il viaggio nel mondo del pairing abbia inizio, con una nuova miscela di gusti da esplorare e apprezzare. Buon viaggio nel mondo del gusto.

Il Ghetto di Roma

Situato all’interno del Rione XI – Sant’Angelo, l’antico Ghetto ebraico di Roma è uno dei tesori nascosti della Capitale, un piccolo quartiere ricco di testimonianze archeologiche e culturali, oltre che religiose, ma anche di ricercatezze e specialità culinarie che hanno ispirato in maniera significativa la cucina tradizionale romanesca.

Un racconto di resistenza

Il ghetto di Roma è considerato il più antico del mondo occidentale, secondo solo a quello di Venezia e nasce nel 1555 su ordine di Papa Paolo IV.

Presentava solo due uscite e chiunque vi abitasse non aveva possibilità di svolgere attività commerciali e di possedere beni immobili. Inoltre era d’obbligo per gli Ebrei residenti indossare un segno distintivo di appartenenza alla comunità ebraica. Gli abitanti del Ghetto fecero di necessità virtù diventando, grazie anche a questi divieti, scaltri commercianti di abbigliamento e abili uomini d’affari nel campo dei prestiti.

Nel corso della sua storia, il Ghetto fu più volte dismesso, ma si trattò spesso di brevi periodi, ai quali seguirono nuove reclusioni, fino ad arrivare al 1870, con la breccia di Porta Pia e la fine del dominio papale, anno in cui fu definitivamente chiuso.

Nel 1904, venne inaugurato il Tempio Maggiore, la grande Sinagoga, punto di riferimento culturale per l’intera comunità ebraica e, ancora oggi, insieme al Museo Ebraico ospitato al suo interno, una delle principali attrazioni della zona.

La cultura delle “Pietre d’inciampo”

Nel 1943, più precisamente il 16 ottobre, proprio dal Ghetto partì una delle più grandi deportazioni consumate negli anni della persecuzione nazifascista: più di 1000 Ebrei vennero prelevati a forza dalle loro abitazioni e due giorni dopo caricati su un treno diretto ad Auschwitz. Di loro solo 16 sopravvissero allo sterminio.

Come simbolo di una memoria condivisa sono state installate anche a Roma, così come in moltissime altre città colpite dalla persecuzione queste targhe d’ottone che riportano i dati anagrafici, la data di arresto e la data con il luogo della morte delle singole vittime. Ogni anno vengono aggiunte nuove pietre d’inciampo, le ultime nel 2022, per un totale di 400.

Luoghi storici

All’interno del Ghetto troviamo il Teatro Marcello, il Portico d’Ottavia, la Fontana delle Tartarughe opera del Bernini, il Ponte dei Quattro Capi, il Tempio delle Ninfe, la Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria e moltissimi altri luoghi storici importanti per la città di Roma.

Cucina Kosher: tradizione e internazionalità

Uno dei principali motivi per visitare il quartiere, oltre che il suo imprescindibile significato storico, è sicuramente la cucina giudaico-romanesca, ricca di piatti saporiti e gustosi come i carciofi alla giudia, la crostata alle visciole fresche e ricotta, i filetti di baccalà e il tortino di aliciotti e indivia. Ma non si può di certo non citare la filosofia “Kosher” come motivo di attrazione turistica. Si tratta niente meno che di un insieme di regole, di natura e origine religiosa, sulle quali si basa la nutrizione degli Ebrei osservanti.

Il significato del termine è infatti “conforme alla legge”. Ma cosa ordinare in un ristorante del ghetto? Sicuramente brodo di pesce, una delle prelibatezze in assoluto e il pesce ripieno.

Nei tanti locali del quartiere potrete anche gustare ricette fusion che mescolano la cucina ebraica tradizionale con quella internazionale.

Dieta crudista: l’insalata delle “principesse” rivisitata dalla nostra Sous Chef

La dieta crudista non smette di stupire e Carolina Torres, Sous Chef di Palazzo Montemartini, ha deciso di mettere in luce l’insalata delle “principesse” in una versione rivisitata che promette di conquistare anche i palati più esigenti. Da Loewe, con la presentazione alla fashion week di Parigi della nuova collezione 2024-2025 ispirata agli ortaggi, fino alle scelte alimentari consapevoli di una versa Principessa anzi…Duchessa, Kate Middleton.


Parigi, 2 Marzo 2024 ore 11.30: insalata couture da Loewe

Alla periferia est di Parigi, nel cortile di un sotterraneo dall’aspetto medievale, arrivano una dopo l’altra le auto d’epoca con telecamere a bordo. È la sorpresa speciale di Loewe per i suoi ospiti VIP, che vengono ripresi lungo il percorso per la diretta streaming. La casa di moda spagnola e il suo stilista Jonathan W. Anderson hanno orchestrato uno dei momenti più attesi della Settimana della moda, dedicato al pittore naturalista americano Albert York. Diciotto delle sue opere hanno decorato il set, una sorta di galleria d’arte dipinta in diverse tonalità di verde (proprio quelle dei quadri del pittore), uno sfondo clorofilliano per scoprire una collezione metà couture e metà orto.

Un tocco di creatività da vere principesse

Le due proposte di insalate ideate da Carolina Torres mettono al centro del piatto frutta, verdura e colori di stagione, creando un connubio di sapori e consistenze che regalano un’esperienza culinaria unica e indimenticabile. Chi ha ispirato la scelta della nostra Sous Chef? Kate Middleton: bella, simpatica e persino alla mano. Ormai lo sappiamo: la Duchessa ci ha abituati a vivere la royal family come un universo parallelo, molto vicino a noi. Di lei sappiamo molto, quasi tutto. Ci mancava solo il suo (ennesimo) segreto per mantenersi in forma. E no, non è solo il tennis. Qual è? Un’insalata.

«Kate preferisce gli alimenti biologici per il pranzo e aggiunge il maggior numero possibile di materie prime». Spiega una fonte al tabloid britannico Daily Express. «Le insalate di anguria sono un alimento base dei pranzi di Kate». Dunque, cosa mangia Kate Middleton? La sua insalata preferita è vegetariana, crudista e sana al 100%.

Ebbene sì, nonostante esista a corte un’enorme squadra di chef e sous-chef pronta a esaudire ogni suo desiderio culinario, spesso e volentieri è la stessa duchessa di Cambridge a provvedere personalmente alle proprie necessità in cucina. Se una Duchessa gestisce autonomamente la sua dieta crudista, pensate di essere all’altezza di replicare a casa la vostra insalata da “principesse”?



La freschezza e la salute in un solo piatto

L’importanza di una dieta ricca di elementi freschi e nutrienti è il fulcro di questa iniziativa culinaria. Carolina Torres promuove un approccio alimentare che non solo valorizzi i prodotti di stagione, ma che soprattutto punti alla salute e al benessere del corpo.

RICETTA DELLA PRIMA PROPOSTA:

  • Creiamo una salsa di Vinaigrette con senape, sale, pepe, aceto di champagne, un goccino d’olio ed emulsioniamo il nostro composto
  • Mettiamo la misticanza in una ciotola e aggiungiamo la nostra salsa Vinaigrette, mescoliamo
  • Procediamo impiattando. Posizioniamo la misticanza al centro del nostro piatto, aggiungiamo melone cantalupo a sfera, more, sesamo nero e sesamo bianco e per guarnire il piatto utilizziamo dei fiori edibili

RICETTA DELLA SECONDA PROPOSTA:

  • Iniziamo tagliando i funghi in fette sottili, peperone rosso e datterino giallo
  • Prepariamo un emulsione di Vinaigrette con aceto balsamico, sale e pepe e un goccio di olio
  • Montiamo il nostro piatto posizionando una base di spinacino fresco nel mezzo, adagiamo sopra le nostre verdure di stagione.
  • Cospargiamo con semi di girasole e di zucca e condiamo con la nostra Vinaigrette
  • Ultimiamo la decorazione del piatto con qualche germoglio


Il futuro della cucina salutare

Con queste due proposte di insalate, la nostra Sous Chef conferma la tendenza in crescita verso una maggiore consapevolezza alimentare e il desiderio di unire gusto e benessere in un’unica esperienza culinaria, con un tocco di glamour. Il lavoro di professionisti, come Carolina Torres, apre la strada a nuove sperimentazioni e a un approccio sempre più attento alle esigenze di un pubblico sempre più interessato all’origine e alla qualità degli alimenti.

Con la sua visione innovativa e il suo talento culinario, la Sous Chef di Palazzo Montemartini, Carolina Torres, si conferma come una figura di spicco nella scena gastronomica, capace di coniugare tendenze e creatività per offrire piatti che siano un vero e proprio inno alla salute e al piacere di mangiare bene.

Monti: il primo Rione della Città Eterna

Orgogliosamente nominato il primo Rione di Roma, Monti si estende intorno ai colli del Viminale e dell’Esquilino, tra i Fori Imperiali e stazione Termini e comprende alcuni tra i più belli spot della città. Considerato un quartiere giovane e “hipster”, convive in armonia con la storia e quel feeling molto conviviale e alla moda, meno turistico rispetto ad altri, pur essendo ben inserito nella vita cittadina.

Storia e Cultura

Il nome originario era “Suburra” (che significa “sotto la città”) e stava ad indicare che al di sopra del Rione si trovava il fulcro di Roma, rappresentato dai Fori. Infatti, a Via della Ferratella sono presenti i resti delle mura aureliane costruite per separare la città imperiale dal Rione Monti.

Durante il Medioevo, molti degli abitanti del rione Monti si spostarono verso Campo Marzio, un’area pianeggiante più facile da vivere. Chi restò a Monti prese il nome di monticiani e assunse anche un dialetto che si differenziava da quello parlato in altre zone di Roma.

Monti rimase un rione malfamato e privo di ogni servizio urbano finché Roma divenne la capitale di un’Italia unita nel 1871. Da qui la ricostituzione del quartiere che iniziò proprio da due delle vie che ancora oggi sono simboli del quartiere: Via Nazionale e Via Cavour.

Luoghi da non perdere

Ricco di storia, Rione Monti comprende al suo interno alcuni tra i punti di interesse più significativi per la città, dalle Basiliche più antiche ai Palazzi ricchi di meraviglie da visitare.

  • Basilica di Santa Maria Maggiore
  • Basilica di San Giovanni in Laterano
  • Chiesa sopraelevata di San Lorenzo
  • Chiesa della Madonna dei Monti
  • Chiese di San Clemente, Santa Prassede e San Pietro in Vincoli
  • Palazzo Valentini in Via IV Novembre
  • Le Scuderie del Quirinale
  • Palazzo delle Esposizioni
  • Casa dei Cavalieri di Rodi
  • Palazzo Brancaccio
  • Palazzo del Viminale

Lo shopping nel Rione

Un quartiere di piccole gallerie d’arte e vinerie, buoni ristoranti, bar e qualche artigiano, una delle zone della città preferite dai giovani romani e non solo.

Quelli che una volta erano i negozi dell’usato, oggi si chiamano vintage clothing shop: luoghi di tendenza, presi d’assalto dai fashion victim della capitale. Così nei vicoli del Rione è possibile trovare tantissimi negozi dedicati all’arte dell’abbigliamento vintage.

Un abbraccio perfetto tra storia e mondanità

Rione Monti racconta, così come molte altre zone della città, l’abbraccio perfetto che caratterizza Roma: quello tra storia e mondanità. La Città Eterna è ricca di cultura ed ogni pietra racconta il suo glorioso passato, ma la sua vera bellezza sta nell’armonia che questa storicità crea assieme alla modernità che ritroviamo camminando per le strade.

La “movida” è certamente uno dei fattori che al meglio può spiegare questa armonia e Rione Monti è senza dubbio uno dei quartieri che meglio accoglie quel pubblico amante della vita mondana. Potrebbe sembrare un piccolo villaggio, una piccola oasi all’interno di Roma, dove si fondono storia, tradizione popolare e grande modernità

La cultura della piccola sorpresa: i dolcetti monoporzione che stimolano l’umore

Che cosa hanno in comune la cultura e i dolcetti monoporzione? La risposta potrebbe sorprendervi! Nasce la tendenza della “Little Treat Culture”, ovvero la cultura della piccola sorpresa che sta conquistando sempre più appassionati. I dolcetti monoporzione non sono solo una golosità, ma diventano un vero e proprio mood booster capace di stimolare positivamente l’umore di chi li assapora. Un invito a lasciarsi conquistare dalla dolcezza della vita, un dolcetto monoporzione alla volta.

Il fenomeno in crescita

Secondo recenti studi di mercato, la vendita di dolcetti monoporzione è in costante aumento, con un’incremento del 30% rispetto al primo semestre del 2023. Numerose testimonianze, presenti sulle principali testate giornalistiche di lifestyle, ravvivano l’entusiasmo intorno a questa nuova tendenza culinaria, descrivendo come i dolcetti riescano a regalare un momento di gioia autentica in ogni morso. Psicologi ed esperti del settore confermano che il piacere derivante da queste piccole prelibatezze può effettivamente influenzare positivamente l’umore e migliorare la giornata di chi li gusta

La magia dei dolcetti monoporzione a Palazzo Montemartini

Alessio Battisti, Pastry Chef di Palazzo Montemartini a Radisson Collection Hotel, ci propone: Tartelletta di frolla al burro e Choux Croquelin. La prima ripiena di un caramello al caffe, disco di cioccolato fondente, e una ganache al cioccolato al latte montata; la seconda proposta, meglio conosciuta come Bignè, si caratterizza  di pasta choux sulla quale, pre cottura, viene adagiato un disco di croquelin che una volta sfornato dona al bignè un effetto “cracklè”. Semplici e molto gustosi, sono una vera goduria per il palato. Cosa rende così speciale questa tipologia di dolci? La risposta potrebbe risiedere nella dimensione stessa del dessert, pensato per essere gustato in un’unica porzione: una sorta di coccola individuale che regala un attimo di pace e soddisfazione. Non solo un momento di piacere per il palato, ma un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.

Il futuro della Little Treat Culture

Con la crescente consapevolezza dell’importanza del benessere psicofisico, è probabile che la tendenza della “Little Treat Culture” continui a diffondersi e a evolversi. I dolcetti monoporzione potrebbero diventare non solo un prodotto culinario, ma un vero e proprio simbolo di cura di sé e di ricerca della felicità attraverso le piccole cose. In un mondo sempre più caotico, ritagliarsi un momento di dolcezza potrebbe diventare una pratica diffusa per contrastare lo stress e ritrovare un equilibrio emotivo.

La cultura delle “piccole cose” e “piccola sorpresa” si conferma come un’alleata preziosa per affrontare la quotidianità con un sorriso e per apprezzare le gioie nascoste nelle cose semplici. Un invito a lasciarsi conquistare dalla dolcezza della vita, un dolcetto monoporzione alla volta.

Il nostro Pastry Chef Alessio Battisti vi aspetta per farvi gustare i suoi deliziosi dolcetti. Venite a trovarci a Palazzo Montemartini!

Il quartiere Trastevere tra storia, cultura e fascino internazionale

Il quartiere Trastevere a Roma si distingue per la sua atmosfera unica, fatta di storia millenaria, vivace cultura e un’irresistibile mondanità che attira visitatori da tutto il mondo. Un luogo che incanta e affascina, regalando emozioni intense a chiunque varchi i suoi confini.

Storia e Cultura

Le stradine lastricate, le piazze ricche di fascino e i vicoli che si intrecciano come un labirinto raccontano secoli di storia, conferendo a Trastevere un’aura magica e misteriosa. Qui, l’arte è di casa: chiese secolari, come Santa Maria in Trastevere, custodiscono capolavori di inestimabile valore artistico, mentre gallerie d’arte e botteghe artigiane mantengono viva la tradizione.

Mondanità e Internazionalità

Trastevere è un melting pot di culture, un luogo dove i romani si mescolano con turisti provenienti da ogni parte del mondo. I locali alla moda, i ristoranti caratteristici e le botteghe artigiane creano un’atmosfera cosmopolita e vivace, dove è possibile assaporare la cucina romana tradizionale o scoprire nuove tendenze gastronomiche.

Potenziali Implicazioni

L’attrattiva di Trastevere non si esaurisce nella bellezza dei suoi vicoli o nella ricchezza della sua offerta culturale. Questo quartiere è diventato un simbolo di convivenza e integrazione, un modello di ospitalità che si riflette nell’accoglienza calorosa riservata a chiunque lo visiti.

Una trasformazione infinita

In conclusione, Trastevere non è solo un quartiere di Roma, ma un universo a parte, un luogo che incanta e coinvolge, che regala emozioni autentiche e lascia un’impronta profonda in chi lo visita. Il suo futuro si annuncia radioso, con nuove sfide e opportunità che lo renderanno ancora più affascinante e irresistibile.

Che sia un’immersione nella storia millenaria, una passeggiata tra le botteghe artigiane o una serata in un locale alla moda, Trastevere sa conquistare cuori e menti, regalando esperienze indimenticabili a chiunque si lasci catturare dal suo sex appeal.

Vino, acqua, cocktail o distillati? Come scegliere i bicchieri giusti da mettere in tavola

In un mondo in cui l’estetica e l’originalità giocano un ruolo sempre più importante, l’attenzione ai dettagli diventa fondamentale. Ed è proprio per questo che ogni bicchiere ha la sua occasione. Sia un whisky, un rum o uno champagne, sicuramente per apprezzarli al meglio bisogna avere un bicchiere di qualità. Si tratta di un’iniziativa che va oltre il semplice design e punta tutto sull’esperienza, poiché mira a valorizzare al massimo il prodotto al suo interno. E se c’è una cosa in cui tutti questi bicchieri si assomigliano, è sicuramente la qualità del vetro utilizzato.



La diversità delle forme

Immaginate di sollevare un bicchiere e scoprire una linea sinuosa che si adatta perfettamente alla vostra mano, o magari una forma irregolare che dona un tocco di originalità a ogni sorso. Questo è ciò che rende unici questi bicchieri. Ogni forma e materiale sono studiati appositamente per esaltare le caratteristiche del contenuto, che sia un fresco cocktail o un elegante vino. Un bicchiere pesante e con un imboccatura spessa sicuramente non ci darà una buona impressione tattile e può distrarre dal vero protagonista che invece si trova al suo interno. 

Le regole non sono molte, ma sarebbe bene seguirle per intraprendere una buona bevuta, anche al difuori dell’eleganza a tavola.

• Il calice si prende solo dal suo stelo, onde evitare di ungere il calice, scaldare il prodotto all’interno, interferire negli odori con eventuali prodotti alle mani.

• Gli unici bicchieri colorati ammessi sono per acqua e cocktail.

• Per i cocktail la scelta del bicchiere e le guarnizioni possono essere legati al concetto della bevanda contenuta all’interno.



Gli esperti dicono

Secondo uno studio condotto da esperti del settore, la scelta della forma del bicchiere influisce direttamente sull’esperienza sensoriale del consumatore. Testimonianze di sommelier e bartender confermano che un bicchiere ben progettato può esaltare aromi e sapori, migliorando notevolmente la degustazione. L’attenzione nei confronti della giusta scelta del bicchiere, potrebbe rivoluzionare il modo in cui gustiamo le nostre bevande preferite anche a casa. Oltre all’aspetto funzionale, il design innovativo e la qualità nella scelta di un bicchiere rispetto ad un altro, avrà sempre più impatto sul settore dell’ospitalità di lusso e della ristorazione, spingendo verso una maggiore attenzione all’esperienza del consumatore.

E quindi?

Ogni bicchiere ha la sua forma per una ragione ben precisa: offrire un’esperienza unica e coinvolgente. La qualità del vetro rimane un elemento imprescindibile, garanzia di un prodotto durevole e pregiato. Il futuro ci riserva sicuramente altre sorprese in termini di design e innovazione nel settore dei bicchieri, ma una cosa è certa: la bellezza e la funzionalità andranno sempre di pari passo.

Nel frattempo noi vi aspettiamo a Palazzo Montemartini, a Radisson Collection Hotel, per gustare insieme il drink giusto nel giusto bicchiere.

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