L’Art Nouveau a Roma: il quartiere Prati

Situato sulla sponda occidentale del Tevere, Prati è un quartiere elegante in stile Art Nouveau che si sviluppa intorno a Via Cola di Rienzo e alle sue lussuose boutique. Di sera, le strade sono molto frequentate grazie ai wine bar all’aperto, gli eleganti cocktail bar e i ristoranti gourmet.

Il quartiere nel tempo

Prati è il ventiduesimo e più recente rione di Roma, indicato con R.XXII e fa parte del I Municipio insieme ai rioni Borgo, Della Vittoria e Trionfale.

In epoca romana il territorio dell’odierno rione Prati consisteva in vigneti e canneti facenti parte delle proprietà di Domizia, moglie di Domiziano.

Fino almeno al 1883, al posto della maggior parte del quartiere, si estendeva una vastissima distesa di campi coltivati, prati naturali, pascoli e paludi, mentre il resto del territorio si presentava come una zona completamente deserta. Dopo il 1883 si ebbero i primi interventi di edilizia e di urbanizzazione, in parte già immaginati anche sotto il governo pontificio. Così al termine dell’Ottocento la struttura viaria di Prati era consolidata e buona parte delle case erano state edificate.

Il 20 agosto 1921 fu costituito ufficialmente il rione Prati, l’ultimo in ordine di tempo dei rioni di Roma, nato come quartiere che accogliesse le strutture amministrative del Regno d’Italia e zona residenziale per i funzionari dello stato. Via Cola di Rienzo ne divenne la via principale perché attraversava tutto il quartiere, unendo Piazza della Libertà a Piazza Risorgimento. Il maggiore successo delle realizzazioni urbanistiche fu rappresentato dall’inaugurazione dei ponti Margherita, Umberto e Cavour. La zona residenziale nuova era finalmente accessibile da diversi punti del centro.

La costruzione di Prati si concluse per lo più nella prima metà del XX secolo, sebbene alcuni edifici più moderni siano stati costruiti successivamente, a scapito di villette preesistenti.

Mondanità e tranquillità: due facce della stessa medaglia

Prati è noto per i grandi e regolari viali, gli eleganti edifici “umbertini”, i villini in stile liberty e la generale bellezza architettonica che gli regala un fascino parigino e moderno.

È senza dubbio una delle zone più prestigiose di Roma, centrale e molto chic. Le sue vie sono animate da servizi commerciali e ospitano strutture importanti per la città, che ogni giorno attraggono turisti ma soprattutto “locals”. Si dice che sia il posto più indicato se si vogliono conoscere i veri abitanti capitolini.

Nonostante il grande viavai che incontriamo lungo le strade principali, c’è anche spazio per il relax e la pace, grazie ai suoi bellissimi parchi e alle sue ampie aree verdi che offrono una pausa rigenerante dal caos della città. Se poi ci addentriamo nella parte più residenziale del quartiere, veniamo accolti da una piacevole tranquilla e questo, senza dubbio, è uno dei punti di forza del quartiere.

Da non perdere

Essendo a ridosso del centro storico della capitale ci sono diverse linee di autobus che connettono il quartiere con le zone più importanti della città, oltre alla fermata Lepanto della metropolitana A che attraversa il centro permettendo di raggiungere Piazza di Spagna in due fermate e Termini in quattro.

Oltre ad ospitare la significativa zona del Vaticano, Prati è ricco di importanti palazzi e luoghi come il Teatro Adriano, il Palazzo di Giustizia, l’Arma dei Carabinieri con l’annesso Museo storico dell’Arma, Piazza Cavour con il suo monumento e il suo giardino curatissimo, Piazza della Libertà e Piazza Risorgimento. Nel rione ci sono anche il Museo delle Anime del Purgatorio e Profondo Rosso, un museo creato da Dario Argento sul tema dell’orrore.

Da non perdere sicuramente la via dello shopping come Cola di Rienzo, tra le più rinomate della città, i locali dove gustare la nouvelle cuisine, le gelaterie iconiche del quartiere (Fatamorgana, Gracchi e Al Settimo Gelo) e i moltissimi locali alla moda che abitano Prati.

Burger gourmet al sapore di mare: un panino per Isola Bella

Il mondo del cibo da strada sta vivendo una trasformazione senza precedenti, passando da opzioni veloci e informali a vere e proprie esperienze gourmet. In questo contesto il burger si conferma come il piatto principe della stagione, diventando l’emblema di una scelta di lifestyle.



Il fascino del burger gourmet

Il gourmet burger si presenta come una rivisitazione sofisticata e creativa del classico panino. Con ingredienti selezionati con cura e accostamenti insoliti, questo burger si rivolge a un pubblico alla ricerca di esperienze gastronomiche raffinate.

Secondo uno studio condotto tra i foodies italiani, il 40% opta per il gourmet burger per l’attenzione ai dettagli e la presentazione curata. Le testimonianze dei protagonisti di questa tendenza confermano l’importanza di scegliere non solo cosa mangiare, ma anche come farlo. 

Le implicazioni di questa tendenza non sono solo culinarie, ma riguardano anche lo sviluppo di nuove modalità di consumo e di socializzazione, i locali che propongono gourmet burger si sono trasformati in veri e propri luoghi di incontro.



La proposta di Chef Giovanni Puglisi

A La Plage Resort di Isola Bella a Taormina, lo Chef Giovanni Puglisi prepara un delizioso fish burger gourmet.

Pane croccante, pesce spada, avocado, mozzarella di bufala, misticanza e qualche cappello come garnish sono gli ingredienti, il trucco del maestro è nella marinatura fatta usando prodotti locali.

Il pesce spada viene infatti tagliato finemente e lasciato insaporire per qualche minuto con olio, origano – niente meno che proveniente dall’Etna – menta fresca e limone interdonato siciliano. Il pane condito con un filo d’olio è la base perfetta dove adagiare l’avocado, poi il carpaccio, la mozzarella e la misticanza.

Una ricetta che ha il sapore di mare, come dedica per la bella isola che ospita il resort.

La scelta del gourmet burger va oltre il semplice atto di mangiare

Il futuro della gastronomia sembra orientato verso una maggiore valorizzazione delle materie prime e delle tecniche di preparazione, offrendo al pubblico sempre nuove e appassionanti proposte culinarie. In questo scenario, il burger si conferma non solo un piatto amato da tutti, ma anche un vero e proprio simbolo di una nuova era gastronomica, in cui la scelta di uno stile di vita si riflette anche nella scelta di cosa mettere nel proprio piatto.

Venite a provare questo e altri burger a La Plage Resort!

Multicolour: 3 cocktail instagrammabili per la stagione 2024

La palette estiva è indubbiamente la più fresca e colorata e si riflette anche nelle tendenze beverage della bella stagione, ormai alle porte. Arrivano i cocktail multicolour, frizzanti e beverini con un’estetica glamour e pronta per qualche scatto da postare sui social.

È tempo di colori accesi

Low alcol, alcol free, pairing, ma soprattutto drink colorati, Nonsolococktails – la prima agenzia italiana di servizi integrati nel mondo dell’ospitalità con un focus specifico sulla mixology – ci fornisce tutti i dettagli sulle tendenze beverage che ci accompagneranno per questo 2024.

Questa tendenza di cocktail multicolour è la principale scommessa della stagione, si punta infatti su bevande che abbiano colori vivi e sapori fruttati, quasi da coprire la presenza dell’alcol.

L’arte della mixology è fondamentale per l’ottenimento di questa tipologia di drink, infatti si gioca sull’accostamento di bevande dalle diverse tonalità, che conferiscano ad ogni cocktail un aspetto unico. Gli amanti dei cocktail non potranno resistere alla tentazione di assaporare queste creazioni innovative ed esteticamente accattivanti.



Le proposte di Francesco Imparato

All’Hotel Raito, il nostro Bar Manager Francesco Imparato ci presenta tre versioni inedite di cocktail multicolour.

  1. Cocktail verde: Midori, vino spumantizzato campano e garnish al limone.
  2. Cocktail arancione: Passoa, succo d’ananas e garnish all’arancia.
  3. Cocktail violarosso: Vodka, succo d’arancia, succo di mirtillo e garnish al rosmarino.

Di sua ideazione e realizzazione, le tre proposte rispecchiano perfettamente la tendenza che animerà l’estate 2024.



E dopo?

Guardando al futuro, possiamo immaginare cocktail sempre più creativi e audaci, con abbinamenti inaspettati e presentazioni sorprendenti. La continua ricerca di nuove esperienze culinarie e la voglia di stupire gli ospiti porterà all’evoluzione di queste bevande, trasformandole in vere e proprie opere d’arte liquida. Non vedo l’ora di scoprire quali incredibili novità ci riserverà il mondo dei cocktail nel prossimo futuro!

Venite a provare tutte le proposte di Francesco Imparato e nostri abili bartender!

C’era una volta il sommelier: nella cultura contemporanea, il pairing detta i legami del buon bere

Il pairing rappresenta il giusto abbinamento tra alimenti e bevande, un’arte culinaria che coinvolge non solo il gusto, ma anche l’olfatto e la vista. Questa pratica millenaria può avvenire in due modi principali: per “accostamento”, ovvero combinando ingredienti simili, o per “contrasto”, unendo sapori opposti. Un perfetto pairing può trasformare un pasto o un aperitivo in un’esperienza indimenticabile, in grado di esaltare i sapori e stimolare i sensi.


Accostamento e contrasto: le due anime del pairing

Nel mondo della mixology, ovvero l’arte di creare cocktail equilibrati, il pairing acquista nuove sfumature. Si possono abbinare ingredienti diversi nello stesso drink, creando combinazioni sorprendenti e raffinate. Ad esempio, l’amarezza di un bitter può bilanciare la dolcezza di uno sciroppo, mentre l’acidità di un succo può esaltare la freschezza di una base alcolica. Il risultato è un’armonia di sapori che delizia il palato e allieta lo spirito. 

Per “accostamento” ci possono essere vari motivi che, per componenti chimico-molecolari, fanno combaciare perfettamente degli alimenti tra di loro, o questi con delle bevande. Più semplicemente questi abbinamenti ce li ha fatti intuire la natura come, ad esempio, il seguire l’abbinamento cromatico. Può essere il caso del cibo chiaro come pesce, formaggio, risotti, carni bianche che stanno sicuramente bene se abbinati ad un vino bianco. Per non sbagliare, possiamo trovare accostamenti anche rimanendo fermi nel territorio dove il paesaggio ha pensato già a tutto. Così in Liguria, il “Pigato” e le sue note di menta, basilico e leggera sapidità del mare, si sposano con il pesto.

Invece per “contrasto” si va a mitigare la grassezza, acidità o dolcezza con degli elementi opposti: cibo grasso con bevanda secca e cibo dolce con bevanda acida. Questo tipo di abbinamento a Roma ha trovato un modo di dire. Se una cosa è fatta bene, si dice è un “burro e alici”, nel crostino la sapidità dell’alice viene smorzata dalla dolcezza del burro. Un dolce a fine pasto sarà sicuramente ben accompagnato da un cocktail con una spiccata acidità, che rinfrescherà il palato. Sulle colline emiliane un Lambrusco secco, fresco e frizzante alleggerirà la sontuosità barocca di un tortellino in brodo. “L’inabbinabile” carciofo che a causa della sua parte amaricante diventa difficile per molti vini, invece si sposa perfettamente con un americano cocktail, grazie al Vermouth rosso che non è altro che un vino aromatizzato.

Il gusto del futuro: esperienze sensoriali in continua evoluzione

In un’epoca in cui l’esperienza sensoriale gioca un ruolo sempre più centrale nel mondo della ristorazione e del beverage, il pairing rappresenta un punto di incontro tra tradizione e innovazione. Le nuove tendenze vedono la ricerca di accostamenti inusuali e la sperimentazione di nuove combinazioni, per offrire ai commensali un’esperienza unica e indimenticabile. La continua evoluzione delle tecniche di pairing, apre la strada a infinite possibilità di scoperta e creatività.



Il pairing a Palazzo Montemartini

La proposta di Mauro Cipollone, Bar Manager di Palazzo Montemartini è un ampliamento del concetto stesso di pairing. Partendo da un abbinamento ideato prendendo spunto dalla cucina internazionale e dalla ricetta del Ceviche, Mauro Cipollone ci presenta il suo cocktail Lilly: sciroppo al rosmarino, lime e pisco, un distillato del Sudamerica, infuso a ibisco e coriandolo. “Le note di questo drink saranno fresche e acide e vi lasceranno un finale molto lungo” così ce lo descrive lui stesso.

Gusto, creatività e sperimentazione

Il pairing cibo-bevanda è molto più di una semplice combinazione di sapori: è un viaggio attraverso culture, tradizioni e innovazioni. Accostando o contrastando ingredienti con maestria, è possibile creare esperienze sensoriali che resteranno impresse nella memoria di chi le vive. Il futuro del pairing si prospetta ricco di nuove sfumature e sorprese, pronte a stupire e deliziare anche i palati più esigenti. Che il viaggio nel mondo del pairing abbia inizio, con una nuova miscela di gusti da esplorare e apprezzare. Buon viaggio nel mondo del gusto.

I Due Fratelli di vedetta sulla Marina di Vietri

I Due Fratelli sono un gruppo di scogli situato nel comune di Vietri sul Mare, in provincia di Salerno. Quando ci si affaccia sulla panoramica vista della costiera in prossimità di Vietri sul Mare, è impossibile non notare i due scogli che fanno da vedette alla spiaggia vietrese. Rappresentano da sempre il simbolo di Vietri sul Mare tanto che diverse sono le leggende che si narrano sulla loro comparsa in queste acque.

Il Conte Umfredo dei Landolfi e il Principe Rajan

La prima leggenda ha le sue radici nel lontano 871-872 d.C. durante la sanguinosa guerra tra i salernitani, guidati dal Principe Guaiferio di Salerno, contro i pirati saraceni.

L’antica leggenda narra che un giorno apparve nel mare di Salerno una grande flotta di navi saracene che cinsero d’assedio la città. La guerra continuava da più di un anno, Salerno era alla fame, la popolazione sopportava fame e privazioni. Allora il Principe Guaiferio, non potendo più sopportare il triste spettacolo, riunì il Gran Consiglio e propose di risolvere il conflitto con un duello tra il più forte dei Saraceni e il più forte dei cavalieri Salernitani. Lungo le strade della città l’araldo annunciò la sfida tra il prode Umfredo, Conte dei Landolfi, e il Principe Rajan, figlio di Helino, che comandava l’esercito degli aggressori. Il giorno prestabilito si affrontarono i due giovani campioni, lancia in resta, mentre la popolazione assisteva trepidante da sopra le mura della antica Salerno, incoraggiando il proprio paladino. Il duello avrebbe segnato il destino della città e tutti avevano il fiato sospeso. Rajan ad un certo punto scappò sotto i colpi e i fendenti di Umfredo. Questi lo inseguì e il duello si protrasse in quel di Vietri. Lo scontro continuò feroce e al calare del sole, i due si trovarono stremati e sanguinanti in fin di vita. Le vesti strappate rivelarono tatuato sul petto di entrambi lo stesso stemma di famiglia. Rajan, il principe saraceno mezzo dissanguato disse – “Cosa vedo sul tuo petto , o cristiano? Lo stemma dei miei avi. Guarda bene, Umfredo, è lo stesso stemma che porto io!”. Umfredo protestò incredulo con un filo di voce, allorché Rajan gli rivelò – “Ma si, mio padre Helino per tutta la vita ha cercato un figlio che gli era stato rapito dai pirati. È successo tanti anni fa e lo ha cercato per tutto il mondo! Ora io ti ho ritrovato. Tu sei mio fratello e io ti ho ucciso!” E Umfredo – “Ti perdono! E perdonami anche tu! Che destino crudele, due fratelli, ci siamo uccisi l’un l’altro.

I due morirono col desiderio di abbracciarsi anche solo per un momento, poi scivolarono a mare , e come narra la leggenda, si tramutarono nei due scogli che ancora adesso vengono chiamati “i Due Fratelli”.

La leggenda dei fratelli pastori e la Ninfa Roda

Altra leggenda molto diffusa sull’origine del nome, narra di due giovani pastori che, spintosi con il loro gregge fin sulla spiaggia di Vietri, rimasero incantati dalla bellezza di una misteriosa fanciulla che dormiva in mezzo al mare. Allo scatenarsi improvviso di una tempesta, i due giovani in pena per lei si buttarono in acqua nel tentativo di tirarla in salvo, ma senza successo e annegando inevitabilmente in quelle acque agitate. Il gregge fedele ai suoi pastori seguì i due giovani e tutti gli animali fecero anche loro una tragica fine. La fanciulla si salvò perché altri non era se non la ninfa marina Roda, figlia di Poseidone, dio del mare. Poseidone ammirato il coraggio e la generosità del gesto dei due giovani e decise di trasformarne i resti nei due scogli oggi noti come i “Due Fratelli” e le pecore del loro gregge in piccoli scogli che li circondano nel mare.

Il Ghetto di Roma

Situato all’interno del Rione XI – Sant’Angelo, l’antico Ghetto ebraico di Roma è uno dei tesori nascosti della Capitale, un piccolo quartiere ricco di testimonianze archeologiche e culturali, oltre che religiose, ma anche di ricercatezze e specialità culinarie che hanno ispirato in maniera significativa la cucina tradizionale romanesca.

Un racconto di resistenza

Il ghetto di Roma è considerato il più antico del mondo occidentale, secondo solo a quello di Venezia e nasce nel 1555 su ordine di Papa Paolo IV.

Presentava solo due uscite e chiunque vi abitasse non aveva possibilità di svolgere attività commerciali e di possedere beni immobili. Inoltre era d’obbligo per gli Ebrei residenti indossare un segno distintivo di appartenenza alla comunità ebraica. Gli abitanti del Ghetto fecero di necessità virtù diventando, grazie anche a questi divieti, scaltri commercianti di abbigliamento e abili uomini d’affari nel campo dei prestiti.

Nel corso della sua storia, il Ghetto fu più volte dismesso, ma si trattò spesso di brevi periodi, ai quali seguirono nuove reclusioni, fino ad arrivare al 1870, con la breccia di Porta Pia e la fine del dominio papale, anno in cui fu definitivamente chiuso.

Nel 1904, venne inaugurato il Tempio Maggiore, la grande Sinagoga, punto di riferimento culturale per l’intera comunità ebraica e, ancora oggi, insieme al Museo Ebraico ospitato al suo interno, una delle principali attrazioni della zona.

La cultura delle “Pietre d’inciampo”

Nel 1943, più precisamente il 16 ottobre, proprio dal Ghetto partì una delle più grandi deportazioni consumate negli anni della persecuzione nazifascista: più di 1000 Ebrei vennero prelevati a forza dalle loro abitazioni e due giorni dopo caricati su un treno diretto ad Auschwitz. Di loro solo 16 sopravvissero allo sterminio.

Come simbolo di una memoria condivisa sono state installate anche a Roma, così come in moltissime altre città colpite dalla persecuzione queste targhe d’ottone che riportano i dati anagrafici, la data di arresto e la data con il luogo della morte delle singole vittime. Ogni anno vengono aggiunte nuove pietre d’inciampo, le ultime nel 2022, per un totale di 400.

Luoghi storici

All’interno del Ghetto troviamo il Teatro Marcello, il Portico d’Ottavia, la Fontana delle Tartarughe opera del Bernini, il Ponte dei Quattro Capi, il Tempio delle Ninfe, la Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria e moltissimi altri luoghi storici importanti per la città di Roma.

Cucina Kosher: tradizione e internazionalità

Uno dei principali motivi per visitare il quartiere, oltre che il suo imprescindibile significato storico, è sicuramente la cucina giudaico-romanesca, ricca di piatti saporiti e gustosi come i carciofi alla giudia, la crostata alle visciole fresche e ricotta, i filetti di baccalà e il tortino di aliciotti e indivia. Ma non si può di certo non citare la filosofia “Kosher” come motivo di attrazione turistica. Si tratta niente meno che di un insieme di regole, di natura e origine religiosa, sulle quali si basa la nutrizione degli Ebrei osservanti.

Il significato del termine è infatti “conforme alla legge”. Ma cosa ordinare in un ristorante del ghetto? Sicuramente brodo di pesce, una delle prelibatezze in assoluto e il pesce ripieno.

Nei tanti locali del quartiere potrete anche gustare ricette fusion che mescolano la cucina ebraica tradizionale con quella internazionale.

Dieta crudista: l’insalata delle “principesse” rivisitata dalla nostra Sous Chef

La dieta crudista non smette di stupire e Carolina Torres, Sous Chef di Palazzo Montemartini, ha deciso di mettere in luce l’insalata delle “principesse” in una versione rivisitata che promette di conquistare anche i palati più esigenti. Da Loewe, con la presentazione alla fashion week di Parigi della nuova collezione 2024-2025 ispirata agli ortaggi, fino alle scelte alimentari consapevoli di una versa Principessa anzi…Duchessa, Kate Middleton.


Parigi, 2 Marzo 2024 ore 11.30: insalata couture da Loewe

Alla periferia est di Parigi, nel cortile di un sotterraneo dall’aspetto medievale, arrivano una dopo l’altra le auto d’epoca con telecamere a bordo. È la sorpresa speciale di Loewe per i suoi ospiti VIP, che vengono ripresi lungo il percorso per la diretta streaming. La casa di moda spagnola e il suo stilista Jonathan W. Anderson hanno orchestrato uno dei momenti più attesi della Settimana della moda, dedicato al pittore naturalista americano Albert York. Diciotto delle sue opere hanno decorato il set, una sorta di galleria d’arte dipinta in diverse tonalità di verde (proprio quelle dei quadri del pittore), uno sfondo clorofilliano per scoprire una collezione metà couture e metà orto.

Un tocco di creatività da vere principesse

Le due proposte di insalate ideate da Carolina Torres mettono al centro del piatto frutta, verdura e colori di stagione, creando un connubio di sapori e consistenze che regalano un’esperienza culinaria unica e indimenticabile. Chi ha ispirato la scelta della nostra Sous Chef? Kate Middleton: bella, simpatica e persino alla mano. Ormai lo sappiamo: la Duchessa ci ha abituati a vivere la royal family come un universo parallelo, molto vicino a noi. Di lei sappiamo molto, quasi tutto. Ci mancava solo il suo (ennesimo) segreto per mantenersi in forma. E no, non è solo il tennis. Qual è? Un’insalata.

«Kate preferisce gli alimenti biologici per il pranzo e aggiunge il maggior numero possibile di materie prime». Spiega una fonte al tabloid britannico Daily Express. «Le insalate di anguria sono un alimento base dei pranzi di Kate». Dunque, cosa mangia Kate Middleton? La sua insalata preferita è vegetariana, crudista e sana al 100%.

Ebbene sì, nonostante esista a corte un’enorme squadra di chef e sous-chef pronta a esaudire ogni suo desiderio culinario, spesso e volentieri è la stessa duchessa di Cambridge a provvedere personalmente alle proprie necessità in cucina. Se una Duchessa gestisce autonomamente la sua dieta crudista, pensate di essere all’altezza di replicare a casa la vostra insalata da “principesse”?



La freschezza e la salute in un solo piatto

L’importanza di una dieta ricca di elementi freschi e nutrienti è il fulcro di questa iniziativa culinaria. Carolina Torres promuove un approccio alimentare che non solo valorizzi i prodotti di stagione, ma che soprattutto punti alla salute e al benessere del corpo.

RICETTA DELLA PRIMA PROPOSTA:

  • Creiamo una salsa di Vinaigrette con senape, sale, pepe, aceto di champagne, un goccino d’olio ed emulsioniamo il nostro composto
  • Mettiamo la misticanza in una ciotola e aggiungiamo la nostra salsa Vinaigrette, mescoliamo
  • Procediamo impiattando. Posizioniamo la misticanza al centro del nostro piatto, aggiungiamo melone cantalupo a sfera, more, sesamo nero e sesamo bianco e per guarnire il piatto utilizziamo dei fiori edibili

RICETTA DELLA SECONDA PROPOSTA:

  • Iniziamo tagliando i funghi in fette sottili, peperone rosso e datterino giallo
  • Prepariamo un emulsione di Vinaigrette con aceto balsamico, sale e pepe e un goccio di olio
  • Montiamo il nostro piatto posizionando una base di spinacino fresco nel mezzo, adagiamo sopra le nostre verdure di stagione.
  • Cospargiamo con semi di girasole e di zucca e condiamo con la nostra Vinaigrette
  • Ultimiamo la decorazione del piatto con qualche germoglio


Il futuro della cucina salutare

Con queste due proposte di insalate, la nostra Sous Chef conferma la tendenza in crescita verso una maggiore consapevolezza alimentare e il desiderio di unire gusto e benessere in un’unica esperienza culinaria, con un tocco di glamour. Il lavoro di professionisti, come Carolina Torres, apre la strada a nuove sperimentazioni e a un approccio sempre più attento alle esigenze di un pubblico sempre più interessato all’origine e alla qualità degli alimenti.

Con la sua visione innovativa e il suo talento culinario, la Sous Chef di Palazzo Montemartini, Carolina Torres, si conferma come una figura di spicco nella scena gastronomica, capace di coniugare tendenze e creatività per offrire piatti che siano un vero e proprio inno alla salute e al piacere di mangiare bene.

Mozzarella experience, dal caseificio alla tavola: una mozzarella protagonista in due piatti

Nel suggestivo agrumeto dell’Hotel Raito con vista sulla Marina di Vietri, lo Chef Francesco Russo condivide la sua passione per la mozzarella in tutte le sue varianti. Un’occasione unica per vivere un’esperienza culinaria indimenticabile immersi nella bellezza della Costiera Amalfitana.

La passione per la mozzarella

Lo Chef Francesco Russo, noto per la sua creatività e maestria in cucina, ci introduce al mondo della mozzarella, un formaggio amato da tutti. Con la sua esperienza pluriennale, ci racconta come questo ingrediente così semplice possa trasformarsi in prelibatezze uniche e sorprendenti.

“I prodotti caseari sono spesso protagonisti dei miei piatti. Che si tratti di ricotta, stracciatella, salse, mantecati o farciture per la pasta fresca, caratterizzano e rendono riconoscibili le mie creazioni culinarie.” – Chef Francesco Russo



Due proposte food per un aperitivo perfetto

Lo Chef ci presenta due proposte food esclusive per un aperitivo gourmet: la famosa caprese, rivisitata nella sua estetica e la mozzarella in carrozza.  La freschezza della mozzarella si unisce alla bontà degli agrumi locali, creando un’armonia di sapori capace di deliziare i palati più esigenti. Un’occasione incredibile per scoprire l’incontro tra tradizione e innovazione culinaria.

Le ricette speciali del nostro Chef

Mozzarella in carrozza, ricetta tipica della Costiera Amalfitana, rivisitata dallo Chef dell’Hotel Raito con un aggiunta di finocchietto per esaltare la freschezza.

Procedimento:

  • si incide la mozzarella circa nel mezzo
  • viene farcita con alici, capperi e pomodori secchi
  • si richiuse la mozzarella ripiena e si passa in farina uova e pangrattato, come se fosse una milanese di mozzarella.
  • viene dunque fritta in abbondante olio
  • una volta pronta, tolto l’eccesso di olio, viene servita con un ragù di totanetti e patate

La seconda proposta dello Chef Russo è l’insalata Capri-Parma. La fusione delle due città rappresentata da alimenti tipici: la caprese e il culatello di Parma. La versione personale dello Chef presenta una Burrata accompagnata da pomodorini datterini gialli e rossi, olive tagiasche e l’immancabile culatello di Parma; tutto condito con pepe, olio e impreziosito da germogli. Una ricetta semplice da replicare a casa e fresca da gustare sotto l’ombrellone a bordo piscina!



Il futuro della cucina gourmet

Le preparazioni dello Chef Russo ci ricordano l’importanza di valorizzare le eccellenze culinarie del nostro territorio. La ricerca della perfezione e la passione per la gastronomia sono elementi fondamentali per garantire un futuro ricco di sapori autentici e appaganti. L’esperienza culinaria offerta dall’ Hotel Raito tra gli agrumi rappresenta un viaggio sensoriale unico nel suo genere. Un mix di tradizione, creatività e innovazione che lascia spazio a nuove prospettive e alla scoperta di nuovi orizzonti gastronomici. Un’occasione imperdibile per lasciarsi conquistare dai sapori autentici della nostra tradizione, reinterpretati in chiave moderna e raffinata.

Tra miti e leggende: il cannolo siciliano da gustare in un sol boccone

In un mondo in continua evoluzione, dove le tradizioni rischiano di perdersi nel vortice della modernità, c’è un piatto che continua a resistere all’ineluttabile trascorrere del tempo: il cannolo siciliano. Un simbolo della tradizione culinaria dell’isola, che incanta i palati di chiunque lo assaggi. Ed è proprio il nostro Pastry Chef, Giuseppe Greco, a presentarci questo capolavoro di dolcezza e croccantezza a La Plage Resort, regalandoci un’esperienza unica da gustare con vista su Isola Bella.



Il fascino del cannolo siciliano

Il cannolo siciliano, con la sua forma cilindrica e la farcitura di ricotta dolce, miele e scorze d’arancia candite, rappresenta una vera e propria sinfonia di sapori. Giuseppe Greco, con la sua maestria e passione per la pasticceria, riesce a elevare questo dolce iconico a livelli di eccellenza mai visti prima. Ogni morso è un viaggio sensoriale tra tradizione e innovazione, tra passato e presente. Secondo un’altra tradizione il nome deriverebbe da uno scherzo di carnevale: consisteva nel far fuoriuscire dal “cannolo”, termine dialettale che indica una sorta di rubinetto, la crema di ricotta al posto dell’acqua.

Secondo varie ipotesi il dolce fu, infatti, creato per festeggiare il carnevale e successivamente, grazie alla sua bontà, divenne uno dei dolci consumati tutto l’anno.  Le origini del cannolo arrivano dalla rivisitazione di un’antica ricetta romana, successivamente elaborata dagli arabi e poi sviluppata dalle abili mani delle suore di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta.  

Perché è così famoso il cannolo siciliano? I pasticceri di Palermo, una delle città siciliane più belle e famose, hanno perfezionato la ricetta rendendolo un dolce conosciuto e amato da tutti. 
Sono stati poi i messinesi a creare una rivisitazione della ricetta inserendo il cioccolato nella crema… gnam! Lo sapevi che il cannolo è stato spedito sullo spazio? Per omaggiare questo dolce, due famosi informatici italiani hanno effettuato il lancio nella stratosfera di un pallone sonda contenente la riproduzione di un cannolo siciliano! È stata creata anche una moneta celebrativa da 5€ su cui è raffigurato un cannolo, insomma: stiamo parlando di una vera star italiana! 



L’importanza di preservare le tradizioni

Gustare un cannolo siciliano significa fermarsi per un attimo e riscoprire il valore delle radici, della storia e della cultura di un territorio. La passione di Giuseppe Greco per la tradizione culinaria siciliana si trasforma in un’incontro magico tra antico e moderno, tra gusto e bellezza. Volete sapere com’è fatto?  Il cannolo è fatto da una cialda realizzata con un impasto a base di farina, vino, zucchero e burro, successivamente stesa, arrotolata e fritta nello strutto o nell’olio.

Per conferirgli la sua forma caratteristica viene usato un piccolo tubo di metallo su cui viene arrotolata la pasta e fritta direttamente. E per il ripieno? Non poteva mancare la ricotta, ingrediente fondamentale nella pasticceria siciliana. Viene setacciata e lavorata con lo zucchero per ottenere un ripieno morbido e cremoso. Per rendere il tutto ancora più goloso, vengono aggiunti i canditi o a scelta le gocce di cioccolato, la granella di pistacchio o di nocciole. Il tocco finale, invece, consiste in una spolverata di zucchero a velo. 

Sebbene il cannolo siciliano ripieno di ricotta sia la versione originale, oggi questo dolce viene farcito anche con crema, cioccolato o pistacchio a seconda dei gusti personali. Il segreto della sua croccantezza? Il cannolo siciliano viene riempito al momento, in modo da essere friabili quando vengono mangiati.



Il futuro del cannolo siciliano

Il cannolo siciliano, con la sua storia millenaria e il suo sapore avvolgente, ha tutte le carte in regola per conquistare i palati di nuove generazioni e di appassionati gourmet. Grazie alla maestria di chef come Giuseppe Greco, questo dolce intramontabile continuerà a deliziare sempre più persone, preservando così un pezzo prezioso di cultura siciliana.

Con il cannolo siciliano, ogni morso è un viaggio nel tempo, un’esperienza unica che va gustata con rispetto e devozione. La tradizione culinaria dell’isola continua a vivere attraverso questo dolce iconico, che rimane un simbolo di eccellenza e passione per la buona cucina. Sorseggiando un caffè con vista su Isola Bella, ci si lascia avvolgere dall’atmosfera magica e avvolgente di una terra ricca di storia, arte e sapori indimenticabili. Buon appetito!

Monti: il primo Rione della Città Eterna

Orgogliosamente nominato il primo Rione di Roma, Monti si estende intorno ai colli del Viminale e dell’Esquilino, tra i Fori Imperiali e stazione Termini e comprende alcuni tra i più belli spot della città. Considerato un quartiere giovane e “hipster”, convive in armonia con la storia e quel feeling molto conviviale e alla moda, meno turistico rispetto ad altri, pur essendo ben inserito nella vita cittadina.

Storia e Cultura

Il nome originario era “Suburra” (che significa “sotto la città”) e stava ad indicare che al di sopra del Rione si trovava il fulcro di Roma, rappresentato dai Fori. Infatti, a Via della Ferratella sono presenti i resti delle mura aureliane costruite per separare la città imperiale dal Rione Monti.

Durante il Medioevo, molti degli abitanti del rione Monti si spostarono verso Campo Marzio, un’area pianeggiante più facile da vivere. Chi restò a Monti prese il nome di monticiani e assunse anche un dialetto che si differenziava da quello parlato in altre zone di Roma.

Monti rimase un rione malfamato e privo di ogni servizio urbano finché Roma divenne la capitale di un’Italia unita nel 1871. Da qui la ricostituzione del quartiere che iniziò proprio da due delle vie che ancora oggi sono simboli del quartiere: Via Nazionale e Via Cavour.

Luoghi da non perdere

Ricco di storia, Rione Monti comprende al suo interno alcuni tra i punti di interesse più significativi per la città, dalle Basiliche più antiche ai Palazzi ricchi di meraviglie da visitare.

  • Basilica di Santa Maria Maggiore
  • Basilica di San Giovanni in Laterano
  • Chiesa sopraelevata di San Lorenzo
  • Chiesa della Madonna dei Monti
  • Chiese di San Clemente, Santa Prassede e San Pietro in Vincoli
  • Palazzo Valentini in Via IV Novembre
  • Le Scuderie del Quirinale
  • Palazzo delle Esposizioni
  • Casa dei Cavalieri di Rodi
  • Palazzo Brancaccio
  • Palazzo del Viminale

Lo shopping nel Rione

Un quartiere di piccole gallerie d’arte e vinerie, buoni ristoranti, bar e qualche artigiano, una delle zone della città preferite dai giovani romani e non solo.

Quelli che una volta erano i negozi dell’usato, oggi si chiamano vintage clothing shop: luoghi di tendenza, presi d’assalto dai fashion victim della capitale. Così nei vicoli del Rione è possibile trovare tantissimi negozi dedicati all’arte dell’abbigliamento vintage.

Un abbraccio perfetto tra storia e mondanità

Rione Monti racconta, così come molte altre zone della città, l’abbraccio perfetto che caratterizza Roma: quello tra storia e mondanità. La Città Eterna è ricca di cultura ed ogni pietra racconta il suo glorioso passato, ma la sua vera bellezza sta nell’armonia che questa storicità crea assieme alla modernità che ritroviamo camminando per le strade.

La “movida” è certamente uno dei fattori che al meglio può spiegare questa armonia e Rione Monti è senza dubbio uno dei quartieri che meglio accoglie quel pubblico amante della vita mondana. Potrebbe sembrare un piccolo villaggio, una piccola oasi all’interno di Roma, dove si fondono storia, tradizione popolare e grande modernità

Translate »