Testaccio: l’anima popolare di Roma

Testaccio, un quartiere che incarna l’essenza stessa di Roma, si erge come un baluardo di tradizioni e cultura popolare. Situato nel cuore della città, questa vivace enclave offre uno sguardo autentico sulla vita quotidiana dei romani, lontano dai sentieri battuti dai turisti.



Un mosaico di storie e sapori

Passeggiando per le stradine acciottolate di Testaccio, ci si immerge in un caleidoscopio di profumi e suoni che raccontano la storia di questa comunità. Dalle botteghe artigiane che tramandano antichi mestieri alle trattorie che offrono piatti della cucina romana autentica, ogni angolo è un’ode alla genuinità.

“Testaccio è l’anima di Roma,” afferma Giulia, una residente di lunga data. “Qui si respira un’atmosfera unica, fatta di tradizioni radicate e di un senso di appartenenza che va oltre i confini del quartiere.”

Testaccio è un dinamico quartiere alla moda che si sviluppa intorno al Monte dei Cocci, una collina nata dall’accumulo di anfore romane scartate. Le grotte adibite anticamente a magazzini ospitano bar e locali notturni affollati, nonché trattorie sia tradizionali sia innovative. Molti menù propongono specialità a base di frattaglie, un richiamo evidente all’ex mattatoio della zona oggi sede del museo d’arte moderna MACRO. Nel vivace mercato rionale è possibile acquistare prodotti agricoli freschi e street food.


Testaccio: mini itinerario e cosa non perdere

Vi basterà un’intera giornata per visitare e vivere il quartiere in tutta la sua essenza. Partendo da piazza Testaccio, dirigetevi verso via Galvani. Prima tappa consigliata per entrare in contatto con le radici del luogo è il Monte Testaccio, soprannominato anche Monte dei Cocci e visitabile previa prenotazione. La passeggiata, molto interessante, percorre il monte generato, sin dall’epoca romana, dall’accumulo delle cosiddette “testae”, ovvero le anfore, simbolo di Testaccio, che una volta svuotate del contenuto presso il vicino Porto Fluviale (in zona Ostiense) venivano depositate proprio lì, non potendo più di essere riutilizzate. Da qui il nome, per l’appunto, di Testaccio e la simbologia ricorrente che troverete un po’ ovunque in zona. Altra tappa imperdibile è il Mattatoio, oggi un grande spazio culturale gestito dall’Azienda Speciale Palaexpo. Affascinante è camminare tra gli edifici che lo compongono, dove il moderno stile industriale si mescola con la storia e le origini operaie del quartiere, e osservare le travi rimesse a nuovo, che un tempo venivano utilizzate per trasportare gli animali. Qui spesso sono presenti mostre temporanee e installazioni moderne di artisti che conferiscono al luogo un’aria più fresca e giovane. Un posto ideale dove fare due passi.


Di mattina, esattamente di fronte al Mattatoio, fate poi un salto al Nuovo Mercato Testaccio. Camminate tra i banchi di frutta, pane, carne e pesce, colorati e ordinati, e date uno sguardo ai chioschi di cibo, uno più curato dell’altro. Visto che anche il palato vuole la sua parte, fermatevi magari ad assaggiare un panino con la trippa o con l’allesso. Oppure, se preferite, optate per una fresca centrifuga e un trancio di pizza. La bellezza di questo mercato, storico nel quartiere seppur nella sua nuova sede, sta proprio nel coniugare tradizione e novità. Mi raccomando, tra un banco e l’altro, date uno sguardo alle antiche mura, visibili sotto i vostri piedi in alcuni punti del mercato.

Ultima tappa del mini itinerario è il Cimitero Acattolico. Dopo il mercato, per trovarlo basta proseguire lungo via Zabaglia e svoltare poi sulla sinistra in via Caio Cestio. Immergetevi nella calma di questo luogo a due passi dalla Piramide Cestia e camminate tra le sue tombe monumentali. Troverete quelle di personaggi illustri ma anche di artisti e poeti come John Keats, Percy Bysshe Shelley, Gramsci e, infine, Andrea Camilleri. Qui, immersi nel verde e nel silenzio, è possibile effettuare la visita da soli o con guide.

Dopo queste tappe, il consiglio è di camminare tra le vie del quartiere per cogliere appieno la sua anima. Osservate i suoi palazzi di inizio Novecento e, se riuscite, sgattaioliate in qualcuno dei suoi cortili. Alcuni, molto curati e ben tenuti, sono un museo a cielo aperto, tra anfore e antichi edifici come la Casa dei Bambini



Testaccio e la sua cucina

Il vostro giro “pe’ Testaccio” non può concludersi senza un pranzo o una cena in uno dei suoi storici locali. Se di giorno la zona è il regno dei suoi abitanti originari, di sera cambia pelle, diventando uno dei punti nevralgici della movida romana. Potrete scegliere tra osterie e ristoranti che, in una veste più o meno rinnovata, tra cacio e pepe, carbonara, pajata e amatriciana, cercano di accaparrarsi il titolo di miglior trattoria romana. Se poi per caso voleste qualcosa di meno tradizionale, eccovi serviti: sushi, ristoranti orientali, bistrot, ristoranti gourmet di pesce o pizzerie, sino a concludere con un drink… Testaccio è semplicemente tutto questo.

Un Futuro Radioso per l’Anima di Roma

Mentre il mondo continua a evolversi, Testaccio rimane saldamente ancorato alle sue tradizioni, offrendo un rifugio di autenticità in un’epoca di costante cambiamento. Questo quartiere è una testimonianza vivente dell’importanza di preservare le proprie radici culturali, garantendo che l’anima di Roma continui a brillare per le generazioni a venire.

Il risotto con scampi al profumo d’agrumi dello Chef de Partie Giovanni Cassetta

Nella splendida cornice della Costiera Amalfitana, lo Chef de Partie Giovanni Cassetta dell’Hotel Raito ci racconta un’autentica delizia culinaria: il risotto con scampi al profumo d’agrumi. Questo piatto unico rappresenta l’essenza stessa della cucina mediterranea, combinando sapientemente i sapori del mare con le fragranze degli agrumi locali.



Un’esplosione di sapori e profumi

Il risotto di Giovanni Cassetta è un vero spettacolo per i sensi. Il riso tostato viene condito con aglio tritato, prezzemolo fresco e la scorza del limone sfusato della Costiera Amalfitana, creando un’armonia di aromi inebrianti. Gli scampi a crudo, aggiunti al momento della cottura, conferiscono al piatto una freschezza e una dolcezza uniche.

“Un’esplosione di sapori e profumi che celebra l’essenza della Costiera Amalfitana”, ha affermato un ospite entusiasta. Un altro ha aggiunto: “Un piatto che cattura l’anima stessa della cucina mediterranea in ogni boccone.”

Giovanni Cassetta – Chef de Partie dell’Hotel Raito


Un tributo alla tradizione e all’innovazione

Il risotto con scampi al profumo d’agrumi di Giovanni Cassetta rappresenta un omaggio alla tradizione culinaria della Costiera Amalfitana, pur introducendo un tocco di innovazione e creatività. Questo piatto è un’icona della cucina locale, attirando buongustai da tutto il mondo. L’Hotel Raito si impegna a preservare e promuovere l’eredità culinaria della Costiera, offrendo ai suoi ospiti esperienze gastronomiche autentiche e memorabili grazie a chef talentuosi come Giovanni Cassetta.

Il cappuccino, derivato del caffè, è la bevanda scelta dagli americani. Con la pizza o con la pasta? Giammai per noi Italiani

Immaginate di ordinare un’autentica pizza napoletana e di ricevere un cappuccino come accompagnamento. Sembra assurdo, vero? Eppure, per alcuni turisti stranieri, questa combinazione non è poi così insolita. Luca D’orzi, Maître del rinomato Ristorante Senses a Palazzo Montemartini, a Radisson Collection Rome, ci svela le bizzarre richieste di un pubblico internazionale che spesso sconvolge le tradizioni culinarie italiane.



Tradizioni radicate e palati esigenti

“Gli americani amano il cappuccino”, afferma D’orzi con un sorriso comprensivo. “Lo vogliono con la pizza, con la pasta, persino con la carne!”. Questa preferenza per la schiuma di latte e caffè espresso può sembrare innocua, ma per gli italiani rappresenta una vera e propria eresia culinaria.

Secondo D’orzi, non sono solo gli americani a commettere questi “peccati” gastronomici.

“Abbiamo ospiti provenienti da ogni angolo del mondo, ognuno con le proprie abitudini e preferenze. È una sfida costante per noi adattarci alle loro richieste, pur mantenendo intatte le nostre tradizioni culinarie.”

Luca D’orzi – Maître di Palazzo Montemartini, a Radisson Collection Rome


Un incontro di culture a tavola

Nonostante le apparenti stranezze, D’orzi accoglie queste differenze culturali con un’apertura d’animo ammirevole. “Ogni piatto, ogni abbinamento, racconta una storia unica,” spiega. “È un’opportunità per imparare e apprezzare le diverse prospettive culinarie.”

Che si tratti di un cappuccino con la pizza o di una richiesta ancora più bizzarra, il Ristorante Senses si impegna a soddisfare le esigenze dei suoi ospiti, mantenendo sempre un rispetto profondo per le tradizioni italiane.

Verso un futuro di apertura culinaria

Mentre le usanze culinarie continuano a evolversi e a fondersi, è evidente che l’apertura mentale e il rispetto reciproco saranno fondamentali per preservare l’autenticità delle tradizioni gastronomiche di ogni cultura. Forse, un giorno, il cappuccino con la pizza diventerà una nuova tendenza accettata, o forse rimarrà un’eccentricità per i palati più avventurosi. In ogni caso, l’incontro di culture a tavola promette di arricchire l’esperienza culinaria di tutti noi.

Colour powerful: il potere dell’analcolico

Un’esplosione di sapori e colori: nell’affascinante scenario di La Plage Resort, la Bar Manager Mary Fiamingo ci presenta la sua proposta di cocktail analcolico per la stagione 2024. Con un tocco di creatività e un’attenzione maniacale ai dettagli, Mary ci svela una ricetta semplice per creare un’esperienza sensoriale unica, dove i colori e i sapori si fondono in un’esplosione di emozioni.



Un mare di colori con vista su Isola Bella

I cocktail analcolici non sono una semplice alternativa ma vere e proprie bevande da gustare senza limiti di tempo durante la giornata. La nostra Bar Manager Mary ci presenta un cocktail colorato a base di fragole, zucchero, lime spremuto, ghiaccio a cubetti grandi, ginger beer e decorato con un tocco di menta fresca. Semplice da replicare, colorato e gustoso!

“I colori hanno un potere straordinario sulla nostra percezione dei sapori,” afferma M. Fiamingo. “Quando creo un cocktail, non mi limito a mescolare gli ingredienti, ma cerco di evocare emozioni e sensazioni attraverso la combinazione di colori e aromi.”

Mary Fiamingo – Bar Manager di La Plage Resort


Un’esperienza multisensoriale

L’attenzione di Mary per i dettagli non si ferma solo agli ingredienti. Ogni aspetto del cocktail, dalla presentazione alla temperatura, è studiato per offrire un’esperienza multisensoriale completa. Il ghiaccio a cubetti grandi, ad esempio, non è solo una scelta estetica, ma contribuisce a mantenere la giusta consistenza e temperatura del cocktail.

Un futuro colorato

L’approccio innovativo di Fiamingo sta aprendo nuove prospettive nel mondo dei cocktail analcolici. Sempre più persone stanno scoprendo il piacere di sorseggiare bevande deliziose e colorate, senza rinunciare al gusto e all’esperienza di un vero cocktail. Con la sua passione e la sua dedizione, la Bar Manager de la Plage Resort sta tracciando la strada per un futuro in cui i cocktail analcolici saranno apprezzati non solo come alternative, ma come vere e proprie opere d’arte da gustare e ammirare.

Una passeggiata a Castelmola tra i segreti ammiccanti di un borgo storico di Sicilia

A Castelmola, lo sguardo si perde in una tavolozza di colori che ne fa uno degli angoli più pittoreschi della Sicilia. Roberta, la Guest Experience Assistant di La Plage Resort, ci accompagna in una passeggiata alla scoperta di questo piccolo borgo, pepita della Sicilia.



Partiamo dalle origini

Le origini di Castelmola risalgono al periodo pre-ellenico. La denominazione trae ispirazione dalla conformazione del grande masso su cui sorge che ricorda appunto una “mola”. Forse per la sua posizione sopraelevata fu un tempo la vera acropoli di Taormina, e le loro vicende sono talmente connesse da non poter distinguere quelle dell’una da quelle dell’altra.

L’aspetto del paese

La struttura urbanistica medievale si è mantenuta completamente inalterata fino al 1928, anno in cui venne del tutto modificata l’affascinante entrata del borgo. Una scalinata quasi intagliata nella roccia conduceva ai piedi del Castello, fino alla porta vera e propria di entrata nel centro.  A mantenere l’idea di quello che era, rimane l’Arco d’entrata posto su una gradinata in pietra calcarea. L’Auditorium Comunale conserva al suo interno le straordinarie foto che ne testimoniano la bellezza. Nel tempo, malgrado le modifiche apportate al suo aspetto, questo paese riesce ancora a conservare racchiusi nei suoi vicoli la magia e il fascino immutato dell’antico che, mescolandosi al nuovo, trasmette l’impressione che qui il tempo si sia fermato.



Cosa vedere a Castelmola

Tra i luoghi di interesse di Castelmola vi sono, naturalmente, una serie di monumenti: piazza Sant’Antonio, il Castello, il Duomo, la Chiesa di San Giorgio e la Chiesa dell’Annunziata. A questo elenco dobbiamo anche aggiungere un luogo molto particolare: il Bar Turrisi, uno dei bar più curiosi del mondo. Il locale è noto per un dettaglio abbastanza piccante…

A proposito di storie piccanti, forse non tutti sanno che il celebre romanzo “L’amante di Lady Chatterley” di D.H. Lawrence trasse ispirazione dalla condotta licenziosa di una baronessa che soggiornò a Castelmola. Il libro, pubblicato nel 1928 e ritirato per oscenità, narra le vicende di Frieda voi Richtofen, moglie dello scrittore inglese. Frieda ebbe modo di esprimere la propria esuberante sensualità tra i vigneti e le cascine delle campagne di Castelmola, con il giovane mulattiere molese, Peppino D’Allura. Lui aveva il compito di accompagnare la baronessa alla villa della sua padrona, la signora Betty, la quale viveva a monte Venere ad 800 metri sul mare. Tra un dolcetto e l’altro “Lady Chatterley”, raccontava alla sua amica, i giochi erotici nella splendida e selvaggia Sicilia lungo le mulattiere di Monte Venere.

Vi aspettiamo a La Plage Resort, pronti per offrirvi un piano dettagliato di attività da poter svolgere alla scoperta del territorio Siciliano nei pressi di Taormina e d’intorni!

Garbatella: il quartiere popolare più bello del mondo

Colore, vivacità, storia, ma soprattutto tanta Romanità. Al quartiere Garbatella è stato affibbiato il titolo di “più bello del mondo” per via del suo aspetto unico e inimitabile. L’architettura dei palazzi è più che centenaria, un’edilizia di lotti operai in cui vive una comunità che rivendica la propria identità. Sempre.

Storia e cultura

La Garbatella nasce ufficialmente nel 1920 da un ambizioso progetto di Ernesto Nathan, dopo circa 20 anni di costruzione e sorge nella zona dei monti di San Paolo.

L’idea urbanistica iniziale era quella di realizzare un canale navigabile parallelo al Tevere che sarebbe servito al trasporto delle merci da Ostia fino al Porto Fluviale. La zona limitrofa a questo porto, conseguentemente, sarebbe stata destinata ad ospitare i futuri lavoratori portuali.

Negli anni ’20 le strutture le banchine dove far approdare i battelli trasportatori vengono completate e proprio nel 1920 viene inaugurato quel quartiere pensato per i dipendenti delle industrie e del porto, pensato dieci anni prima da Nathan.

Ad oggi la Garbatella sembra un piccolo borgo, una zona tranquilla e residenziale che ospita i Lotti, le piccole villette rosse e arancioni adornate da bellissimi giardini. Questa conformazione dava molta dignità alla classe operaia dell’epoca, che diede il via ad una storia di tutela e preservazione di quegli edifici che sono oggi il cuore del quartiere.

Con i suoi tanti localini della movida, ma con un occhio che guarda al passato, Garbatella rimane il posto in cui per strada, la domenica mattina, si può ancora sentire l’odore di bucato dei panni stesi e il profumo degli intingoli che si preparano per il pranzo della festa.

La posa della Prima Pietra

Piazza Benedetto Brin ospita un arco di mura all’interno del quale spicca, in un bianco candido, la Prima Pietra del quartiere.

Fu proprio il Re Vittorio Emanuele III, assieme all’Istituto Autonomo Case Popolari e l’Ente Autonomo per lo sviluppo Marittimo ed industriale di Roma, a posare la pietra che ancora oggi simboleggia la nascita di uno dei quartieri più antichi della città.

“PER LA MANO AUGUSTA DI SUA MAESTÀ IL RE VITTORIO EMANUELE III L’ENTE AUTONOMO PER LO SVILUPPO MARITTIMO E INDUSTRIALE E L’ISTITUTO DELLE CASE POPOLARI DI ROMA CON LA COLLABORAZIONE DELLE COOPERATIVE DI LAVORO AD OFFRIRE QUIETA E SANA STANZA AGLI ARTEFICI DEL RINASCIMENTO ECONOMICO DELLA CAPITALE. QUESTO APRICO QUARTIERE FONDANO OGGI XVIII FEBBRAIO MCMXX” così recita l’inscrizione sulla pietra.

La leggenda dell’Ostessa

L’origine del nome Garbatella sembra essere ancora oggi oggetto di discussione.

Ci sono infatti tre ipotesi che riguardano la nascita dell’appellativo. La prima è di origine puramente scientifica e racconta che il nome fu scelto per richiamare quelle che erano le coltivazioni effettuate nella zona, ossia quelle della vite “a garbata”.

La seconda, più umile e compiacente, prevede che il quartiere fu chiamato in quel modo per via della sua conformazione di “Città-Giardino” all’italiana: abitazioni ampie e luminose, intorno a ciascuna delle quali si estende un piccolo terreno. Questa scelta sembrava valere l’aggettivo “garbata” da cui deriva il nome attuale.

La terza ipotesi, quella più popolare e gettonata, così come narra la vulgata, lega l’origine del nome alla presenza di un’Ostessa di nome Carlotta (o Maria) garbata e bella, benvoluta dai viaggiatori e soprannominata “Garbata Ostella”, successivamente abbreviato in “Garbatella”. L’effige di questo mitico personaggio è rappresentata oggi in Piazza Geremia Bonomelli.

La Città-Giardino diventa il Rione XXIII

Lo stile architettonico che alberga il quartiere prende il nome di “Barocchetto romano”, ovvero la perfetta mescolanza di Barocco, Medioevo, Neoclassicismo e Rinascimento, che danno vita a una visione armoniosa, quasi a ribadire la vocazione della storica Città-Giardino. I vari gruppi di edifici raccontano un passato di importanza sociale oltre che architettonica, sono valsi alla Garbatella il titolo di Rione, che ne riconosce così l’origine storica e la valenza culturale.

Storie e segreti di un grande seduttore in 3 cioccolatini

Il cioccolato, ingrediente nobile dalle mille varietà e sapori decisi, è il protagonista indiscusso delle creazioni di Alessio Battisti, Pastry Chef di Palazzo Montemartini. Attraverso 3 cioccolatini unici, A. Battisti ci guida in un viaggio sensoriale alla scoperta di storia e segreti d’autore racchiusi in ogni morso.



Un’introduzione golosa

Immaginate di lasciarvi tentare da un’elegante scatola che nasconde tre piccole opere d’arte: è il regalo che abbiamo riservato a tutti gli amanti del cioccolato. Questi cioccolatini non sono solo un insieme di dolci prelibatezze, sono veri e propri racconti da gustare lentamente. Al latte o fondente, bianco o amaro, quanti votano sì per l’extra cioccolato?
In “Cioccolato, la passione divorante”, Sandra Boynton descrive il cioccolato come un diritto e non un privilegio: “Come tale deve essere fornito, e quindi essere disponibile, come un vero e proprio servizio in ogni stato, in ogni comunità, in ogni isolato”.

Lo sguardo attento alle sfumature

Ogni cioccolatino è frutto di una ricerca accurata, di un equilibrio tra ingredienti pregiati e passione. Le creazioni di A. Battisti si distinguono per l’attenzione ai dettagli e per l’abilità nel combinare sapientemente gusti e consistenze diverse, regalando un’esperienza sensoriale unica ad ogni assaggio. Dal cioccolato fondente di colore rosso, ripieno di una riduzione di aceto balsamico accostato ad una ganache alla fragola, fino al tanto amato da grandi e piccini, cioccolatino al latte di colore nero sfumato d’oro, con una morbida ganache allo yuzu (liquore di origine Giapponese) , zenzero ed arancia; passando per il cioccolatino bianco decorato con schizzi di colore rosso, ripieno al passion fruit. Tra gusto, passione e tradizione, concedersi una pausa di puro piacere gustativo diventa un gesto di vera e propria rivoluzione.



Il cioccolato è protagonista nell’epoca postmoderna

Dal 30 Luglio del 1502, con la scoperta del cioccolato da parte di Cristoforo Colombo, questo dolce alimento ha subito notevoli mutamenti. Da prima uno status symbol, con il suo debutto nelle corti europee, fino a perdere il suo valore sacro e rituale, diventando una bevanda alla moda.

“Il cioccolato deve essere preso bollente, seduti e spettegolando”. – Anonima dama spagnola del XVII secolo. La moda influisce da sempre sugli aspetti formali, definendo i luoghi e i modi di assaporare anche il “Cibo degli Dei”. È il cinema, già negli anni ’70, a rendere il gustoso cioccolato non solo un simbolo ma uno strumento di aggregazione sociale con i film: “Pane e Cioccolata” di Franco Brusati, film girato nel 1974 in cui le golose tavolette sono viste come simbolo di inadeguatezza sociale, “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl che attraverso il cioccolato cerca di trasmettere il valore della soddisfazione, “Lezioni di cioccolato” di Claudio Cupellini e ancora il celebre “Bianca” di Nanni Moretti che racconta un ruolo importantissimo del cioccolato: il riempimento dell’affettività mancante, fino al successo di “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson in cui i “courtesan au chocolat” rappresentano la salvezza, quella del personaggio di Zero Moustafa che grazie alle scatole di cioccolatini riesce a fuggire dalla prigione.

Il futuro del cioccolato

In un mondo in continua evoluzione, il cioccolato si conferma un elemento intramontabile della gastronomia e della cultura del gusto. Le creazioni del nostro Pastry Chef rappresentano un ponte tra tradizione e innovazione, aprendo nuove prospettive di sperimentazione e di piacere per il palato di chiunque si lasci conquistare da queste prelibatezze. I cioccolatini non sono solo dolci per il palato, ma veri e propri racconti che parlano di passione, creatività e amore per l’arte dolciaria. E chissà quali altre sorprese il futuro riserverà a tutti gli amanti del cioccolato, pronti ad essere conquistati dai sapori decisi e avvolgenti di questo grande seduttore culinario.

Il Dolce è nel bicchiere: tre proposte della Pasticcera Rossella Cucinotta

Immaginate di poter assaporare la dolcezza in un modo completamente nuovo, un’esperienza che trascende i confini tradizionali della pasticceria. È proprio ciò che Rossella Cucinotta, la talentuosa pasticcera di La Plage Resort, ha creato con le sue tre proposte uniche: una cheese cake, un cremoso al caffè scomposto e un bicchierino al pistacchio e lampone. Questi dessert non solo deliziano il palato, ma offrono anche un’esperienza visiva straordinaria.



Capolavori Dolciari in Miniatura

La Cheese Cake reinventata

La cheese cake di Rossella Cucinotta è un’opera d’arte in miniatura. Ogni boccone rivela un equilibrio perfetto di sapori e consistenze, con una crosta croccante che si fonde delicatamente con il cremoso ripieno di formaggio. Ma ciò che rende questa creazione davvero unica è la sua presentazione in un elegante bicchierino, invitando il commensale a un’esperienza multisensoriale.

Il Cremoso al Caffè scomposto

Preparatevi a essere stupiti dal cremoso al caffè scomposto di Rossella. Questa delizia è un vero trionfo di sapori e texture, con strati di crema al caffè che si alternano a croccanti elementi di contrasto. Ogni cucchiaiata rivela una nuova dimensione di gusto, trasportandovi in un viaggio sensoriale senza precedenti.

Il Bicchierino al Pistacchio e Lampone

L’ultima creazione di Rossella Cucinotta è un inno alla freschezza e all’eleganza. Il bicchierino al pistacchio e lampone è un’esplosione di sapori intensi e delicati, con il profumo inebriante del pistacchio che si fonde con la dolcezza acidula dei lamponi. Ogni boccone è un’esperienza rinfrescante e indimenticabile.

Un’Esperienza Multisensoriale

Ciò che rende queste creazioni davvero speciali è l’esperienza multisensoriale che offrono. Oltre al gusto straordinario, i dessert di Rossella Cucinotta sono presentati in eleganti bicchierini di vetro, invitando il commensale a un’esperienza visiva e tattile unica. Ogni cucchiaiata è un’avventura sensoriale, un viaggio attraverso sapori, consistenze e presentazioni innovative.



Dolcezza in un Bicchiere: L’Arte Pasticcera di Rossella Cucinotta

Rossella Cucinotta ha aperto nuovi orizzonti per la pasticceria, dimostrando che la dolcezza può essere un’esperienza multidimensionale. Con la sua abilità e creatività, ha trasformato i dessert in vere e proprie opere d’arte, invitando i commensali a un viaggio sensoriale senza precedenti. Che tu sia un amante della pasticceria o semplicemente un appassionato di esperienze culinarie uniche, le creazioni di Rossella Cucinotta sono un must da provare a La Plage Resort.

Vi aspettiamo a La Plage Resort per assaporare uno dei delicati dolci al bicchiere proposti da Rossella, con vista sulla suggestiva Isola Bella!

Limonata originale: il cuore della Costiera in un bicchiere a cilindro

Immaginate di sorseggiare una limonata fresca e rinfrescante, preparata con i limoni più succosi e profumati della Costiera Amalfitana. Questa è l’esperienza unica offerta dal Bar Manager Francesco Imparato all’Hotel Raito, un vero gioiello incastonato tra le scogliere mozzafiato della Costiera.



L’essenza della Costiera in un bicchiere

La “Limonata Originale” di Francesco Imparato non è solo una bevanda, ma un’autentica celebrazione della tradizione e della cultura locale. Ogni sorso trasporta il palato in un viaggio sensoriale attraverso i profumi e i sapori della Costiera Amalfitana, catturando l’essenza stessa di questa terra incantevole.

“Originale perché creativa e unica, originale perché autentica e tradizionale” – Francesco Imparato, Bar Manager

Vista, gusto e olfatto

L’esperienza della “Limonata Originale” non si limita al gusto, ma coinvolge tutti i sensi. Il profumo inebriante dei limoni freschi avvolge l’aria, mentre la vista del liquido dorato e frizzante nel caratteristico bicchiere a cilindro invita a un assaggio. Ogni sorso è un’esplosione di freschezza e acidità bilanciata, che lascia una piacevole sensazione di rinfresco sulla lingua



Un tributo alla tradizione e all’innovazione

Mentre la “Limonata Originale” celebra la tradizione della Costiera Amalfitana, rappresenta anche un esempio di innovazione e creatività. Francesco Imparato ha saputo reinterpretare un classico in modo unico, offrendo ai suoi ospiti un’esperienza autentica e memorabile.

Un’esperienza da non perdere

Se state programmando una visita alla Costiera Amalfitana, non perdete l’opportunità di assaggiare la “Limonata Originale” di Francesco Imparato all’Hotel Raito. Questa deliziosa bevanda non solo dissetarà il vostro palato, ma vi farà vivere un’esperienza multisensoriale che catturerà l’essenza stessa di questa terra incantevole. Un vero must per tutti gli amanti della tradizione e dell’autenticità.

San Giovanni, vivere nel quartiere più antico di Roma

Ufficialmente chiamato Appio Latino, ma comunemente conosciuto come San Giovanni, il quartiere IX di Roma, è uno dei più storici della città. Al suo interno convivono le strutture moderne affiancate alle rovine di quell’Impero che è stato la culla della civiltà occidentale.

Storia e cultura

San Giovanni rappresenta molto più di una semplice area residenziale, è un vero e proprio scrigno di storia e tradizioni, un angolo di città in cui il passato si fonde armoniosamente con il presente.

Si trova nell’area sud-est e confina con il Rione Monti e i quartieri Tuscolano, Appio-Pignatelli, Ardeatino e Celio ed oggi sta vivendo un periodo di espansione urbana. Nasce nel 1926 e la sua storia è strettamente legata all’età romana, a Via Appia Antica e Via Latina, dalle quali prende il nome Appio Latino.

Nonostante la nascita del quartiere sembri risalire alla prima metà del Novecento, le prime notizie su questa zona sono di epoca rinascimentale e sono attestate dalla presenza dimolti punti di interesse storico e artistico, ad esempio Piazza San Giovanni in Laterano dove ci sono l’omonima Basilica e Palazzo Laterano.

Il cuore pulsante di questo quartiere è la Basilica di San Giovanni in Laterano, una delle quattro basiliche papali di Roma e la cattedrale della diocesi di Roma. La sua maestosa facciata e gli interni riccamente decorati lasciano senza fiato. Nelle vicinanze, si erge l’Obelisco Lateranense, un antico monolito egizio che testimonia la grandezza dell’Impero Romano. Passeggiando per le sue strade acciottolate, si genera un’atmosfera unica, in cui ogni pietra racconta una storia millenaria piena di vita e di energie creative.

Le Mure Aureliane e Porta San Giovanni

Le Mura Aureliane, erette tra il 271 e il 275 d.C. per volere dell’imperatore Aureliano, circondano il cuore antico di Roma, proteggendolo da eventuali invasioni. Queste imponenti mura difensive, lunghe quasi 19 chilometri, racchiudono al loro interno i tesori architettonici della Città Eterna, come il Colosseo, il Foro Romano e i Mercati di Traiano.

Una delle porte più suggestive è senza dubbio Porta San Giovanni, situata lungo la Via Appia Antica. Questa maestosa porta, risalente al IV secolo d.C., era un tempo l’ingresso principale per chi giungeva a Roma da sud-est. Le sue possenti torri e il suo arco trionfale rendono Porta San Giovanni un vero e proprio simbolo della grandezza dell’Antica Roma.

Da non perdere

Ma San Giovanni non è solo arte e monumenti. Parliamo di un quartiere ricco di verde in cui immergersi per fare passeggiate, running e magari percorrere l’Appia Antica che attraversa il Parco della Caffarella, ammirandone le rovine di cui è costeggiata e i basoli, le pietre basaltiche di grandi dimensioni normalmente impiegate nella realizzazione di tutte le vie consolari romane, ancora oggi presenti.

Qui convivono armoniosamente studenti universitari, famiglie storiche e nuovi residenti, creando un mosaico vivace e multiculturale. È anche un vivace crocevia di tradizioni culinarie. Qui si possono gustare alcune delle migliori pizze al taglio della città, accompagnate da un bicchiere di vino locale. E per chi ama i dolci, non c’è niente di meglio di una soffice maritozzo con la crema pasticcera.

La vita quotidiana nel quartiere è un caleidoscopio di colori e suoni. Le strade sono animate da mercatini rionali, botteghe artigiane e piccoli negozi di quartiere. L’atmosfera è accogliente e familiare, e non è raro imbattersi in gruppi di anziani che giocano a carte o chiacchierano sui marciapiedi.

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